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Non voglio più (Il riccio)

Omero Sala

Non voglio più (Il riccio)Non voglio più,
non posso
scriverti delle lettere d’amore
(e nemmeno posso scrivere poesie
che sono delle lettere d’amore
senza destinatario e fruitore).

Perciò mi metto qui con carta e penna
in questo pomeriggio di settembre
e mi perdo a studiar le ragnatele
e i percorsi delle crepe sopra il muro
in cerca argomenti inessenziali
con cui riempire il foglio,
così,
un po' per celia e un po' per non morire.

Ecco,
non so, ti scrivo ...
ti scriverò del tempo
visto che sento i tuoni verso il lago;
ti scriverò
della gatta che raspa nella ghiaia,
dell’orso - mio alter ego di pelouche -
che ciondola stranito sulla sedia
e pare morto.

Ti scriverò del pero essiccato il mese scorso,
che poi
dopo tre giorni di uragano e tre di sole
si è ripreso
ed ora è lì che sta fiorendo,
sfasato e indifferente
come se fosse maggio.

Se vuoi, ti posso raccontare
del pacco di giornali che non leggo
e tengo accatastati su una sedia
per quando, prima o poi,
deciderò
di verniciar le porte dello studio.
Oppure ti dico la ragione
per cui rileggo per la quinta volta
quel libro di Camus che tu conosci.

Da quanto non ti vedo e non ti sento?
Ti ho detto del mio tavolo intarsiato?
e della meridiana,
della Canon,
della nuova edizione del mio libro,
dei quadri accumulati nel salone?
e del blog,
del viaggio in Grecia che da un po’ accarezzo,
delle matite nuove,
dello specchio, dell’uva, del canneto?
Sai dei ricci che mi vengono a trovare
a mezzanotte
per rubare le crocchette della gatta?

Voglio farti un elenco dettagliato
dei film
che voglio rivedere un’altra volta;
e ti segnalerò
quelli che ho visto nei cinema all’aperto
l’estate scorsa.

Intanto (... tu vedessi!)
annoto su una vecchia agenda
(è del Duemila e non l'ho mai usata)
gli oggetti strani che intendo costruire:
il lampadario fatto con un ramo,
uno scaffale sagomato a pianta
o a forma di capriata,
uno specchio da fissar sul monoscopio
di un televisore del Sessanta
(o un quadro
fatto con un televisore lcd
appeso nel salotto
dentro una cornice rococò).

Sto progettando installazioni
da spargere nel parco,
un tavolo - scacchiera
fatto con materiali di riciclo,
delle mensole bizzarre,
una tenda di tappi di bottiglia,
un pouf - contenitore per Ancilla,
una maschera grottesca con gli occhiali.

Sposto fioriere, mobili e piantane,
riordino libri,
cerco criteri per classificare
le diecimila foto sul computer.
Penso alle ragioni ed ai pretesti
per cui rinvio di mese in mese
la decisione di scegliere al canile
un bel bastardo che sia solo mio.

...

Ecco.
Rileggo quanto ho scritto e ci ragiono.
Decido di interrompere all’istante
queste divagazioni senza senso
e tenerle per me.
Anche perché mi è chiaro
che queste strampalate digressioni
camuffano una lettera d’amore.

Omero Sala | Poesia pubblicata il 25/09/12 | 3027 letture | 3 commenti |

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

 

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3 commenti degli altri autori a questa poesia:

«bizzarra oserei dire, un dialogo quasi telefonico perché un po' distante, a me è arrivato così.Non la leggo molto come lettera d'amore proprio perché come dice l'autore cammuffata e con tutta onestà a me personalmente non arriva come poesia ma appunto come un dialogo. Originale»
Manola Gini (25/09/2012)

«questa: è poesia!...
*
la specie umana è ben rappresentata
e dell'amore ricorda soprattutto la solitudine...
gli oggetti, sono l'oggetto e l'intelletto che viaggia
attraverso dinamiche sconosciute...»
Aldo Bilato (25/09/2012)

   «...ah!... che bellezza...
quanta poesia in tutti quei gesti e programmi... dei quali pochi solitamente vanno in porto... ma che sono propulsori dei giorni...
è amore... si... perché solo l'amore spinge a condividere... anche quando non lo si può fare...
(segnalo un refuso sul viaggio in grecia... che anch'io vorrei programmare...^^)»
Amara (25/09/2012)


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