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Nel chiarore

Francesco Rossi

Un pianto fecondo
sopra il manto che divampa
si confonde nel pensiero
e, nel velato innalzato al cielo
sublimando il giardino fiorito del ricordo
si offre in sacra permanenza
a un innocente incontro
in un punto magico
dove la luna diventa maestra
di attese e, spettatrice
si compiace del tempo
mentre ora il pensare giace
tutt’intorno ad essa, nel firmamento.

Francesco Rossi | Poesia pubblicata il 18/09/17 | 1532 letture | 6 commenti |

Nota dell'autore:

«Questa poesia è dedicata a quanti amano soffermarsi a osservare la volta celeste in armonia con la loro interiorità.»

 
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Opera pubblicata ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633, Capo IV, Sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione in qualunque forma, senza il consenso dell'Autore.

 

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6 commenti degli altri autori a questa poesia:

«Un pianto fecondo... già l'inizio di questa poesia ti rapisce, in questa cornice, la luna, le stelle che accolgono i nostri ricordi e nel contemplare questa meraviglia notturna affidiamo i nostri sogni e il nostro pianto nell'attesa che venga ascoltato. Meraviglioso testo. Complimenti autore della settimana»
Emilia Otello (20/09/2017)

«Fissare il tramonto è riporto di ricordi lieti, che invitando a sognare. IO, poeta, tutte le sere, aspetto il saluto del sole, è gioia e poesia!»
Marinella Fois (19/09/2017)

«Il miglior commento a questo breve ma intenso e profondamente intimistico componimento mi par di farlo con le parole di Kant:
"Due cose riempiono l'animo di crescente meraviglia e timore...: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me".
Occorre osservare più spesso quella volta celeste per entrare nell'intimo della nostra coscienza. Diventeremmo tutti più buoni.»
Alberto De Matteis (19/09/2017)

   «un'armonia interiore che nasce spontanea osservando la volta celeste versi intensi e molto belli che ci portano ad esser un tutt'uno con il firmamento
elogio al poeta»
carla composto (18/09/2017)

«Mi capita, a volte, di notte di alzare gli occhi al cielo e osservare le stelle.
Mi emoziona quel ricamo di stelle e, in quel momento, tutto scompare: i crucci e gli affanni del giorno spariscono e resta soltanto la bellezza, il fascino del cielo stellato e immagino una magica danza fra le stelle e la luna Penso che dovremo alzare gli occhi al cielo più spesso per elevarci spiritualmente e ritrovare la calma...»
Sara Acireale (18/09/2017)

«Lo sguardo si perde, si cercano ricordi, risposte, è così bella la volta celeste. Un punto d’unione che pacifica e ci riconsegna interiormente al suo creatore.»
Claretta Frau (18/09/2017)


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