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Come un libro mezzo morto sull’ultimo ripiano

Salvatore Ferranti

Come un libro mezzo morto sull’ultimo ripiano
E sempre con buona pace degli assenti,
mi avresti chiesto poi di scendere
ancora più a fondo, ed attorcigliare
maree in piccole sporgenze dal fiato
leggero, senza timore di coinvolgere
i graffi sulle pareti più interne dei nei.
Come se il tempo lasciato a svilire
maniglie di plastica e cerniere
strappate via da vecchi abiti
e borse e buste che non servono
che ad accumulare rimorsi e gomitoli
di lardo che nessuno cucinerà mai,
dopo la moria delle mosche
avesse finito per avere la meglio
sulla frenesia che manteneva vigili
i tuoi timori allo scoccare delle ore tarde.
Rimasugli di ferite fresche ma antiche
quanto le rovine fatali di certe piazze,
illuminate male e rimaste in secca
alla stregua di crollati punteruoli in pietra,
messinscena barocchi tra la sabbia
che se ne frega delle alture e piccole imbarcazioni
che anche se è notte preferiscono l’attesa.
Ti vorrei più alta e in prospettiva
con un carico di pretese a fianco
di teloni sempre più allungati. In fondo,
e all’inizio di eventi lavati dal sale grosso.

Un lavoro del tutto azzurro, che prevede
mani e unghie al netto della pazienza
sullo smacco invernale; e non serve
che tu mi dia ancora dell’infelice,
perché ho le tue dita che stringono forte,
e i braccioli del divano sono vernice nera.
Superati a stento dall’ingordigia che scambi
per il letto di un fiume e un ponte
invaso da sterpaglie che occludono
il quadro allucinato delle bocche
allineate sulla rotondità dei miraggi.
E allora l’acqua, dopo lo spavento
dei tergicristalli montati male e
un fuoco freddo che brucia lontano,
s’accampa in pozze troppo scontate
per resistere ad una mezza giornata di vento.
Ed è un colpo che sospende il giudizio,
prima che qualcuno più furbo possa indagare
ancora, rendendo vano l’accavallarsi di gambe
ma ancora valido lo sforzo di chi si inarca
per simulare voglia di crocifissione in atto.
Quando in realtà fuori da questa porta
non c’è più nessuno, e tu con le rose in mano
o quegli altri fiori in mazzettini ossequiosi,
chiudi i pugni e poi li distendi.
Contando in silenzio, dal sesto invaso
al pallore dorato del primo avviso,
in punta di piedi, come un libro
mezzo morto sull’ultimo ripiano.

Salvatore Ferranti | Poesia pubblicata il 12/10/17 | 52 letture |

 
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Desiderio di donna (14/10/09)

L'ultima poesia pubblicata:
 
Come un libro mezzo morto sull’ultimo ripiano (12/10/17)

Una proposta:
 
In curiose conchiglie a forma di rosa (01/10/17)

La poesia più letta:
 
La mia amica si sposa (31/03/10, 10550 letture)


  


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